Volterra e dintorni

 

Cosa vedere vicino a Volterra

Attività outdoor per gli amanti della natura e dei paesaggi. La zona di Volterra offre diversi itinerari che vi porteranno alla scoperta delle bellezze del territorio circostante.

 

Foresta del Berignone



Zona protetta, istituita nel 1995 dalla Regione Toscana, questo esteso ed intricatissimo complesso boschivo si estende per circa 2170 ettari nella Val di Cecina, delimitata dal borgo di Mazzolla ad ovest e dal torrente Sellate a sud.

La Foresta è attraversata da numerosi corsi d’acqua, quali il fiume Cecina, i torrenti Fosci, Sellate, Botro del Rio e numerosi altri piccoli ruscelli che creano ambienti caratteristici e particolarmente suggestivi. Il bosco è protagonista assoluto, maestosamente ed intricatamente esteso, ricco di grande varietà vegetale: lecci, corbezzoli, filliree, ginepri, lentischi, mirti, eriche, viburni, sono le specie più diffuse alle quali si aggiungono altre caducifoglie quali querce, cerro e rovere. Sui versanti più elevati sono presenti l’acero campestre, l’orniello, il carpino nero.

In età medioevale all’interno del Berignone si trovavano ben 3 castelli di proprietà dei potenti Vescovi di Volterra. Il più noto è il Castello dei Vescovi, i cui imponenti ruderi torreggiano ancora oggi sull’ampia vallata scavata dal Botro al Rio e dal torrente Sellate. Il secondo importante castello fu abbattuto intorno al 1218 dai Volterrani, ed oggi ne conosciamo solo l’ubicazione, poiché nessun rudere è rimasto a testimoniarne i fasti: al suo posto troviamo oggi l’antica struttura della casa poderale di Caprareccia, circondata da olivi centenari orlati da particolari muretti in pietra. Il terzo castello, infine, fu distrutto anch’esso dal Comune di Volterra intorno al 1200: era detto di ‘Frassineta’, il che fa supporre che fosse edificato in un luogo dove queste piante si trovavano in abbondanza, si presume su un poggio di Monte Soldano. In una relazione del 1936 si legge la descrizione di “un edificio a 2 piani, di complessivi 11 vani, un dì caserma” denominato “dispensa di Tatti”.



Masso delle fanciulle



Sulla strada che collega Pomarance a Saline di Volterra, all’incirca a metà strada, si trovano le indicazioni per il Masso delle Fanciulle. Percorrendo circa 6 km di strada di campagna e poi, lasciando la macchina, si raggiunge, con una piacevole camminata un luogo di incontaminata bellezza, dove vere e proprie piscine naturali vi permetteranno bagni rinfrescanti. Il nome del Masso delle Fanciulle nasce da una leggenda triste ed affascinante: c’erano una volta due fanciulle, tra loro cugine, di bell’aspetto e dal carattere mite, che erano solite trascorrere le loro giornate presso un grande masso a ridosso del fiume. Le due ragazze badavano alle loro pecore ed i loro canti si mescolavano a quelli degli altri pastori, intonando gioiosi stornelli d’amore. Gli animali del bosco si riunivano incantati presso il grande masso e perfino gli uccelli si fermavano ad ascoltare le voci armoniose che risuonavano nella vallata. Tra questi anche un vecchio lupo mannaro, che si era invaghito delle due fanciulle.

Un giorno, non accontentandosi più di ascoltare i loro canti e di guardarle di sottecchi, balzò sulle due fanciulle e cercò di azzannarle. Spaventate a morte le due fanciulle tentarono di sfuggirgli, arrampicandosi sulla cima della grande roccia, ma in un attimo il lupo le raggiunse. Vistesi in trappola, le due ragazze si presero per mano e si gettarono nelle acque profonde del fiume. Il fiume Cecina, impietosito, trasformò le due fanciulle in piccole onde, così, portate a valle dalla corrente, sfuggirono alla bramosia del famelico mostro, allontanandosi per sempre.

Altre storie, questa volta reali, sono ben più vicine ai nostri tempi: nei lunghi anni della Seconda Guerra Mondiale questo tratto di fiume ha visto le gesta dei protagonisti della resistenza contro le truppe nazifasciste; proprio nei pressi del Masso ebbero luogo alcuni degli scontri più cruenti; il Masso, infatti, era un punto strategico di vedetta dal quale i partigiani montavano la guardia, per questo motivo i tedeschi tentavano di prendere il controllo di questa postazione strategica.



Volterra



Volterra domina la vallata dall’alto di una collina con la sua imponente conta muraria che la protegge. A testimonianza delle sue origini etrusche sono giunti a noi numerosi reperti archeologici.

Volterra, o meglio Velathri per chiamarla col suo nome etrusco, era una delle città più importanti della confederazione etrusca. La realizzazione della cinta muraria, lunga ben 7300 metri e pensata per proteggere non solo l’abitato ed il centro urbano, ma anche le fonti, i terreni coltivati ed i pascoli, spesso soggetti ad incursioni da parte di popoli stranieri, risale alla fine del IV secolo AC. Qui si susseguirono il dominio dei Franchi, poi dei Longobardi, finché Volterra divenne dominio romano, cambiando il suo nome in Volaterrae. Fu poi sottoposta al dominio fiorentino, al Granducato di Toscana poi e votare, pressoché all’unanimità, per l’annessione al Regno d’Italia nel 1860.



Larderello e la geotermia



L’area di Larderello dista meno di dieci minuti dal nostro agriturismo ed è particolarmente affascinante per le attività di sfruttamento della risorsa geotermica, una fonte di energia rinnovabile ed a basso impatto ambientale, che soddisfa un quarto del fabbisogno energetico della regione Toscana. Così, accanto alle manifestazioni naturali come le putizze ed i lagoni, il territorio è caratterizzato dall’intreccio dei vapordotti che imbrigliano il vapore sprigionato dai soffioni e lo convogliano verso le centrali geotermoelettriche.

Lo spettacolo è suggestivo: bianche colonne di vapore si sprigionano da fessure nel terreno, dai soffioni dismessi e dalle torri delle centrali geotermoelettriche, ed il paesaggio asssume un aspetto infernale, tanto che da secoli la zona è chiamata “Valle del Diavolo”. Da non mancare la visita a due geomusei: il Museo della Geotermia di Larderello, che illustra la nascita di una esperienza unica al mondo, ed il nuovo Museo delle Energie del Territorio di Radicondoli, emblema del successivo sviluppo dell’energia geotermica.

I SOFFIONI

I soffioni boraciferi di Larderello sono fluidi ad alta pressione che fuoriescono violentemente dal terreno, da spaccature naturali o perforazioni artificiali. I fluidi sono costituiti per il 95% da vapore acqueo, e per la parte restante da anidride carbonica, idrogeno solforato (a cui si deve il leggero odore di uovo marcio), metano ed altre sostanze, tra cui sali di boro. Le emissioni possono raggiungere una temperatura di 130°-160° ed una pressione compresa tra 4 e 14 atmosfere. Per esempio, il 27 marzo 1931 un sondaggio riuscì a raggiungere il serbatoio geotermico erogando circa 220 tonnellate/ora di vapore: il soffione, denominato Soffionissimo, rappresentò un fenomeno talmente grandioso da far ritenere che non fosse possibile imbrigliarlo. Nell’attesa, i larderellini furono costretti a mettere dei materassi alle finestre per attutire l’insopportabile sibilo.


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